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Cerreto d'Esi:
Il primo nucleo abitativo di Cerreto
D'Esi venne formato da alcuni abitanti della vicina Tuficum
che, durante l'invasione dei Longobardi cercarono rifugio nelle zone
collinari circostanti. Nel periodo della guerra greco-gotica il nucleo
iniziale, adeguatamente fortificato, divenne il caposaldo del generale
Belisario. Come risulta da antichi scritti del XVI° secolo, la
cittadina fin dal Medioevo ebbe facoltà di legiferare. Il paese
attuale, che conta circa 2800 abitanti, si è espanso in modo regolare
intorno al nucleo storico, nel quale possiamo ammirare la Torre
Civica detta di Belisario, Porta Giustiniana e la
Fontana dei Delfini. In questa zona esistono numerose realtà
produttive, dalla lavorazione del legno alla produzione di
elettrodomestici, non tralasciando le aziende vinicole: ci troviamo
infatti nella rinomatissima zona del Verdicchio di Matelica.
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Fabriano:
I
primi insediamenti della zona sono di epoca Romana,
Attidium
e
Tuficum, da cui poi si è
sviluppato agli inizi dell'anno 1000 l'attuale nucleo della città.
Fabriano ebbe il suo massimo sviluppo economico e sociale nel XIV°
secolo quando grazie alla famiglia dei Chiavelli giunse al rango di
Signoria, non è un caso quindi che in questo periodo si sviluppi anche
la scuola pittorica fabrianese che ha prodotto artisti come Gentile da
Fabriano, Allegretto Nuzi ed Antonio da Fabriano.
Successivamente dopo un breve periodo di sottomissione a Francesco
Sforza la città passò sotto il dominio dello Stato Pontificio, che ne
sancì una lenta decadenza nei secoli seguenti.
Del periodo Trecentesco rimangono il Palazzo del Podestà e la
Fontana Sturinalto, sicuramente due delle più belle
testimonianze architettoniche di tutta la Regione.
Ma sicuramente Fabriano è conosciuta in tutto il
mondo per la produzione della carta e della pregiatissima
filigrana, le cui lavorazioni artigianali possono essere osservate
presso il Museo della Carta e della Filigrana.
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Serra San Quirico:
I primi insediamenti risalgono
al periodo Etrusco, più tardi i Romani crearono un villaggio che
doveva servire alla difesa della gola, chiaramente stiamo parlando
della Gola della Rossa, splendido luogo che dalle aspre zone dell'entroterra
si apre sulle ampie distese della Valle dell'Esino.
La sua espansione urbana riprese poi nel X° secolo, quando San
Romualdo diede inizio alla costruzione della Chiesa di San Quirico.
Successivamente Serra San Quirico fu libero Comune, prima di ritornare
alla fine del XVII° secolo sotto il controllo dello Stato Pontificio.
La cittadina, che oggi conta circa 3000 abitanti, offre numerose
luogni da visitare a cominciare dalle particolarissime
Copertelle,
alla torre detta del Cassero ed alle numerose chiese che fanno
parte di un centro storico perfettamente conservato.
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Rosora:
Questo borgo di circa 1600 abitanti
è posto su una collina lungo la riva sinistra dell'Esino.
La sua origine può risalire con verosimiglianza all'età medioevale,
forse al tempo dei Longobardi che in questa zona conobbero la massima
espansione. Il colle si prestava in maniera ottimale come avamposto e
luogo di controllo della valle sottostante.
Rixcordato per la prima volta nel 1172, documenti del 1180 e del 1119
rivelano uno stretto rapporto tra Rosora, già castello, e l'Abbazia di
S. Elena dell'Esino che posedeva diritti e peroprietà nel suo
territorio.
Sorse infatti secondo la tradizione attorno al castello denominato
Castrum Rasory più o meno intorno al XIII secolo.
Dopo varie dominazioni, fu acquistato dal comune di Jesi (1425) e ne
seguì le successive sorti.
Da visitare nel centro storico le Mura Castellane e il Torrione (XIII
secolo), e poi Porta Castellana e Via S. Michele.
Cittadina di circa 3200 abitanti a 305 metri sul livello del mare.
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Castelplanio:
Cittadina di circa 3200 abitanti a 305 metri sul
livello del mare.
Un'antica leggenda, sulla quale si sono esercitati storici e cronisti
locali, faceva risalire l'origine di Castelplanio agli abitanti
scampati dalla distruzione di Planina (secc. V-VI d. C.) situata nei
pressi di Sant'Apollinare di Monte Roberto, che, dopo una prolungata
sosta con relative fortificazioni poco oltre l'attuale agglomerato di
Moie di Maiolati, avrebbero costruito il Castello.
Da oltre un secolo la leggenda è stata sfatata riconducendo l'origine
di Castelplanio al vicino monastero di S. Benedetto dei Frondigliosi,
dipendente dall'abbazia di S. Elena, ricordato già nel 1199.
Solo nel 1283, nei documenti, risulta la distinzione tra l'abbazia di
S. Benedetto ed il castello che sorgeva nella parte pianeggiante del
colle sottostante la stessa abbazia, da cui appunto il nome Castel del
Piano o Castelplanio.
Dal sec. XIII fece parte del contado di
Jesi fino al
suo definitivo scioglimento avvenuto nel 1808.
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Serra De'
Conti:
Il periodo storico più importante,
per la cittadina, fu sicuramente il Medioevo quando divenne Feudo
Imperiale retto da un Conte designato dal Marchese di Ancona.
A metà del XIII° secolo si organizzò in libero Comune e nei secoli
successivi raggiunse la sua massima espansione partecipando alle
vicende della Marca.
Dopo essere divenuto Comune autonomo si svilupparono numerose aziende
dalle confezioni all'edilizia ai calzaturifici.
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Ostra:
Tra il XVI° ed il XVII° ebbe un periodo molto sfavorevole con
Cesare Borgia, il sacco di Roma e la guerra contro il Papa Paolo
IV°, successivamente fu posta sotto il controllo di Jesi e nel 1790
venne dichiarata città da Pio VI°.
Attualmente è un attivo centro industriale ed artigianale.
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Ostra
Vetere:
Probabilmente le sue origini si
possono ricondurre ad alcuni abitanti sfuggiti alla distruzione
dell'Antica Ostra.
Dopo alterne vicende con Montalboddo, l'odierna Ostra, assunse
nel 1882 il nome attuale.
Prima di entrare a far parte della Marca di Ancona passò un
lungo periodo sotto il controllo di Jesi. Attualmente è un attivo
centro con degli insediamenti agricoli e di piccola industria
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Maiolati Spontini:
La prima memoria di Maiolati si ha nel 1219. Già
allora faceva parte del Contado di Jesi.
Precedentemente si era formato in castello mentre nel suo territorio
si erano stabilite comunità monastiche come nell'abbazia di S. Sisto e
in quella di S. Maria delle Moie.
Nel 1305 Maiolati fu saccheggiata dalle soldatesche fabrianesi in
lotta con Jesi. Una distruzione più radicale, cinta muraria e paese,
fu operata nel 1428 per ordine di Martino V in quando Maiolati era
diventata centro della setta dei Fraticelli.
Ripopolato il paese qualche tempo dopo, si ricostruiscono le mura
nella seconda metà del sec. XV.
Nel 1939 al nome di Maiolati è stato aggiunto il cognome del grande
musicista Gaspare Spontini, che vi era nato ne 1774 e morto nel 1851.
Maiolati ha tre frazioni: Scisciano, Moie e e
Scorcelletti-Monteschiavo.
Scisciano fu dal XIII al XIX secolo il più Castello del Contado di
Jesi pur mantenedo per molto tempo stretti rapporti con l'Abbazia di
S. Elena dell'Esino alla quale si può fare risalire la sua origine.
Moie, che aveva un castello distrutto nel 1201 da Jesi e un suo
feudatario, si è sviluppata inizialmente attorno all'Abbazia di
S.Maria del sec. XII, poi lungo l'asse della strada Romana o
Clementina (ex statale 76) e più recentemente nelle zone ad esso
limitrofe ed ortogonali.
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Monte
San Vito:
Il nucleo più antico di forma
tondeggiante sorge sulle mura del vecchio castello, la cui origine
risale probabilmente all'anno Mille.
Si chiamò anche Monte San Pietro, come risulta da un documento
dell'Imperatore Federico I il Barbarossa, il quale gli concedeva
autonomia e giurisdizione su altri quattro castelli.
Sul finire del secolo XII°, Monte San Vito ritorna sotto la
giurisdizione civile di Senigallia.
Dal 1213 al 1377 fece parte del contado di Jesi passando poi per
volontà di Gregorio XI° al Contado di Ancona.
La cinta muraria risale ai sec. XIII-XIV, e nel 1535 si diede statuti
autonomi.
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San
Marcello:
Il primo insediamento risale al 1243
quando dei coloni Jesini si arrivarono nella zona.
Nel Medioevo la cittadina venne fortificata con una cinta muraria
sovrastata da alti torrioni che ancora oggi possiamo ammirare.
Nei secoli successivi vennero edificate numerose Chiese, a
testimoniare un periodo molto florido per l'intero comprensorio che
passò poi sotto il dominio dello Stato Pontificio, fino a diventare
libero Comune.
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Corinaldo:
Probabilmente fondata da fuggiaschi
nel 409, provenienti da Suasa in seguito alla distruzione ad opera di
Alarico capo dei Visigoti. Subisce una distruzione verso la metà del
'300,da parte di Galeotto Malatesta inviato dal Cardinale Albornoz.
Viene ricostruito per intero sui criteri dell'età gotica dei quali
ancora oggi ne mantiene intatte le caratteristiche. Ma la presenza più
rilevante in questo impianto gotico, sono le mura, le meglio
conservate nelle Marche, munite ancora di bastioni, torri difensive e
porte, per le quali è stata ridenominata centro murato.
Nel 1416 si inizia a costruire fuori le mura, mentre nel 1440 fu
edificata la fortezza demolita in seguito ad una scontro con la
dominazione papale. Si provvede perciò all'ampliamento delle mura nel
1484, intorno alle quali nasce un altro insediamento urbano, dando
vita all'urbanistica rinascimentale.
Nel XVII° secolo terminate le guerre con i paesi circostanti, si
innesca un vasto processo di trsformazione interna, con un aumento
vertiginoso della popolazione, tanto che il 20 giugno del 1786, riceve
da Pio VI° il titolo di città.
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Belvedere
Ostrense:
Il paese venne fondato sicuramente
dagli abitanti in fuga dalla Antica Ostra. Nel periodo Medioevale fu
eretta la cinta muraria a testimonianza dell'importante ruolo svolto
dalla cittadina in quel periodo.
Successivamente passò sotto il dominio della Chiesa per diventare poi
libero Comune.
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Jesi:
L'antica Aesis (nome che
rispecchiava quello del fiume Esino) fu probabilmente in origine un
centro umbro, passato poi ai Romani nel 244 a.c.
A questo punto Aesis, sotto l'egida di Roma, vive un periodo di
splendore, testimoniato dai numerosi ritrovamenti effettuati nella
zona e conservati nel Museo Civico.
Successivamente venne distrutta
varie volte da diverse tribù di barbari, Longobardi, Visigoti
ed Ostrogoti.
A metà del secolo VIII° passò sotto il dominio dello Stato Pontificio
che tramite l'opera dei Monaci Benedettini fece rinascere
l'attività agricola della zona. Da Comune Jesi inizia ad estendere il
suo dominio sui domini Feudali ed i Castelli vicini arrivando fino
alla vallata della Gola della Rossa da una parte ed al mare
dall'altra.
Questa grande espansione fu favorita
anche dalla protezione di Federico II° di Svevia, che nacque a Jesi
nel 1194.
La Chiesa che non vedeva di buon occhio la Famiglia di Svevia inflisse
numerose scomuniche e numerose pene pecuniarie alla cittadina che solo
nel 1585 riuscì ad avere un proprio Governatore, rimanendo comunque
collegata allo Stato Pontificio fino alla costituzione dello Stato
unitario Italiano. E' interessante notare che Jesi fu tra le prime
città della nostra penisola dove si sviluppò l'arte tipografica nei
decenni successivi all'invenzione del Gutenberg, e qui nel 1472 si
stampò la prima o una delle prime edizioni della Divina Commedia edita
da Federico Conti.
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Offagna:
Piccolo paese che fece parte nei
secoli XIII-XIV del territorio di Osimo, per passare poi nel 1445 a
quello di Ancona.
Lo domina la scenografica Rocca a pianta quadrata con torri e
mastio, innalzata dagli anconetani (1454-1455).
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Santa Maria Nuova:
L'origine del paese può essere
ricondotta all'antica villa di Santa Maria delle Ripe , distrutta nel
1201 dal Comune di Jesi e zona di confine con
Osimo
ed Ancona. Nel XIV° secolo la popolazione si trasferì verso un nuovo
insediamento ad occidente del vecchio, al nuovo agglomerato fu dato il
nome di Santa Maria Nuova.
Nel XVI° secolo venne edificata la cinta muraria che ancora oggi è in
parte visibile, divenne libero comune solamente nel 1858 grazie al
Papa Pio IX°.
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Castelfidardo:
Castelfidardo nota come patria
della fisarmonica,ancora oggi è tra i più importanti centri di
produzione industriale di strumenti musicali.
In età romana l'attuale territorio fidardese era posto all'interno
della fascia costiera, con il crollo dell'organizzazione rurale romana
entra sotto il controllo dei Longobardi e si rinselvatichisce; tanto
che in un codice bavaro viene mensionata,con il toponimo Vualdum
qui vocatur de Fico ,da qui con ogni probabilità deriva il nome di
ficcardo da cui prende il nome.
Come altri centri delle Marche divenne libero comune e fin dal secolo
XIII° l'abitato si distese sopra l'asse della dorsale
collinare,assumendo l'attuale disposizione a fuso.
Ebbe il castello distrutto nel 1240 da re Enzo, fu ricostruito da
Gregorio IX° e il borgo passò nel 1281 alla Chiesa.
Resosi indipendente durante l'esilio avignonese, fu riconquistato nel
1354 da Albornoz, nel '400 sul punto più alto una porta munita di
ponte levatoio, la Porta del Sole, che ancora oggi mantiene le
caratteristiche originali.
Appartenne ai Malatesta nella prima metà del sec. XV° e in seguito a
Francesco Sforza, finchè non tornò definitivamente a Roma.
Il suo nome è legato alla battaglia del 1860, combattuta nel
territorio tra i Piemontesi e il Pontificio.
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Osimo
Osimo
si erige sopra una cresta di colline,da cui si dominano le circostanti
valli.
La sua storia dura da più di ventidue secoli, l'origine della città
andrebbe collocata tra il VII e il VI secolo a.C. con la penetrazione
verso l'interno della regione dei colonizzatori greco-siculi, secondo
il Colucci il termine Osimo, da Auximum andrebbe interpretato
come l'ampliamento della colonia anconetana.
Qualche secolo dopo, in ragione della sua collocazione strategica, è
luogo di scontri tra le prime popolazioni storiche della zona, i
Piceni e i Celti, che muovevano dalla pianura padana, scontri che
faranno alleare i Piceni con i romani, dei quali ne diventeranno poi
una colonia 270 a.C.
Dell'impianto romano restano oggi poche tracce le Fonte Magna, e i due
assi ordinatori del sistema viario; abbondano invece i reperti della
vita civile,iscrizioni, statue, sarcofagi.
Nel 539 d.C. Osimo si distinse dalle altre colonie romane per aver
resistito ad un assedio durato sette mesi contro le truppe
dell'esercito bizantino agli ordini di Belisario.
Con le cosidette donazioni carolingie al Papa, Osimo entra
nell'orbita pontificia, mentre nel 1110 si dichiara libero Comune.
Durante il 1300 si da l'avvio alla costruzione della cinta murata, per
la citta è un periodo questo di espansione territoriale con fermenti
di attività economiche e di vita mai conosciute prima.
Alla fine di questo secolo Osimo viene infeudata ai Malatesta di
Rimini fino al 1430, per garantire la stabilità interna nel'500
verranno rinnovati gli Statuti, che estendono il potere alle famiglie
della classe aristocratica ognuna delle quali ha l'obbligo di
contribuire alla costruzione di opere pubbliche; obbligo che durerà
fino allo stato unitario e che spiega come in altre città delle marche
lo straordinario fiorire di edifici nobiliari.
Dal '700 fino all'inizio di questo secolo è caratterizzata da una
forte divisione sociale, che si estingurà in questi ultimi anni,
grazie all'opera di modernizzazione che ha coinvolto tutta l'Italia.
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Monsano:
Monsano compare per la prima volta
nei libri di storia nel XII° secolo con il nome di Musiano, nel
1197 entrò a far parte come "villa" nel Contado di Jesi.
Tra il XIV° ed il XV° secolo venne edificata la cinta muraria e la
cittadine divenne un castello che fu conteso a lungo tra Ancona e Jesi.
Nel 1808 divenne libero Comune.
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S.Paolo di Jesi:
I primi insediamenti risalgono
probabilmente intorno all'anno 1000, con la presenze di un piccolo
villaggio e di una chiesetta di epoca Romanica.
Nel XIII° secolo la cittadina venne fortificata fino a divenire un
castello che faceva parte della zona di influenza della città di
Jesi, in questo periodo la cittadina ebbe la sua massima espansione,
durata fino ai primi anni del 1800.
Dopo varie vicissitudini ed unioni prima con Monte Roberto, poi con
Staffolo, raggiunse nuovamente l'autonomia amministrativa nel 1946
quando divenne Comune autonomo
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Monte
Roberto:
I primi insediamenti risalgono quasi
sicuramente al periodo dei Piceni, di cui sono state ritrovate tracce
nelle zone limitrofe.
Tra il XIV° e XV° secolo la cittadina si munì di una cinta di mura con
degli alti torrioni, a difesa di quello che probabilmente doveva
essere un castello.
Anche nel XVIII° secolo la cittadina fu molto attiva infatti sono
presenti dei pregevoli lavori lignei all'interno della Chiesa
parrocchiale di S.Silvestro
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Sassoferrato:
Cittadina di circa 7500 abitanti a
386 metri sul livello del mare, sorge alla confluenza dei fiumi
Sanguirone e Marena nel Sentino, sulla cui riva sinistra venne
combattuta nel 295 a.c. la Battaglia del Sentino che opponeva i Romani
ai Galli e ai Sanniti, i quali uscirono sconfitti, e che consentì a
Roma l'unificazione dell'Italia centrale.
Assediata da Ottaviano nel 41 a.c. durante la guerra di Perugia,
distrutta dal luogotenente di Ottaviano, risorse in seguito ed è
ricordata tra i Municipi. Sassoferrato appartenne poi agli Este dal
1208 quando Azzo VI fu investito della Marca Anconetana, e quindi
passò ai Malatesta (1349-1391), ai Feltreschi (1391-1394) e infine
alla famiglia locale degli Atti che ne ebbero il Vicariato dalla
Chiesa fino al 1460, anno in cui fu ucciso il tiranno Luigi degli
Atti. Da questo momento Sassoferrato torna ad essere libero comune con
un proprio satuto ed un o stemma, alle dipendenze della Chiesa.
Per quanto riguarda i monumenti e le opere di particolare interesse
che sassoferrato ospita, nel Borgo si apre la piazza Bartolo (famoso
giureconsulto), dove sorge la chiesa di San Facondino, nel cui interno
sono custodite una Statua del Cristo risorto in legno dipinto di
Giovanni Stugnillo e una Deposizione in terracotta di Pietro Paolo
Agabiti
Oltrepassato il ponte sul Sentino si raggiunge la piazza sulla quale
si affaccia la Chiesa di S. Maria del Piano
La parte più antica dell'abitato è il Castello, che ancora conserva il
suo aspetto medioevale; all'inizio del castello si trova la Chiesa di
San Francesco, cotruzione gotica con portale ogivale
Da ricordare anche il Palazzo Oliva, costruito dal cardinale Oliva nel
XV secolo e il Palazzo dei Priori del XIV secolo.
Notevoli sono poi i resti della rocca, costruita nel 1368 per volere
del legato pontificio Cardinale Albornoz.
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Arcevia:
E' situata nella Valle del Misa in un'area
fortemente caratterizzata in passato da molteplici legami con la
regione umbra.
Arcevia conta approssimativamente 5000 abitanti e il suo centro
storico si trova arroccato su di uno sperone roccioso a 535 metri di
altezza, posizione particolarmente privilegiata che la ha resa
inespugnabile baluardo dello Stato della Chiesa.
Già sede di un villaggio preistorico (oggi riscontrabile nella sede
eneolitica a Conelle) e di insediamenti dei Galli Senoni, dei quali è
stata trovata l'importante necropoli a Montefortino, Arcevia è
ricordata già ai tempi di Pipino re dei Franchi, il cui figlio Carlo
Magno ne fece dono alla Chiesa. Durante le invasioni saracene si
ingrandì per l'afflusso dei profughi da Senigallia ed Ancona, e dopo
la sua costituzione in Comune nel XII secolo si è resa protagonista di
una repentina espansione territoriale e politica, tant'è che tra il
XIII e il XIV secolo partecipò in maniera forte alle vicende politiche
della Marca, con una vita economica e comunitaria prevalentemente
caratterizzata da una classe di proprietari terrieri di origine
feudale.
Con il nome di Rocca Contrada divenne infatti nel Medioevo fortezza
dei Papi, inespugnabile per la sua posizione geografica, e quindi
degli Sforza, chiave delle regioni della Marca, dell'Umbria e del
Ducato di Urbino. La cinta di mura attuale fu costruita da Robero di
San Severino, nipote di Francesco Sforza. L'antica denominazione del
borgo, Rocca Contrada, esprime bene la configurazione chiusa e severa
del borgo murato, che ancora si conserva nel suo impianto originario
ed in alcuni esempi di edilizia civile come le quattro porte
castellane che si aprono lungo i resti della cinta muraria del XV
secolo, e il Palazzo Comunale trecentesco
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Poggio San
Marcello:
Paesino di circa 800 abitanti,
è situato su di un colle a 378 m. s.l.m.. E' sorto come villa
sulla cima del colle poco dopo il Mille attorno ad una piccola
Chiesa dedicata a San Marcello.
Fu feudo del vescovo di
Jesi
e solo dal 1301 il vescovo cedette a
Jesi fino al
suo scioglimento avvenuto nel 1808.
Si ricostruì allora un pò più a valle un nuovo castello del quale si
ha ancora il tracciato murario. Due secoli più tardi, nel 1503, i
bastioni furono rifatti da Domenico di Giovanni da Bellinzona.
Negli anni cinquanta furono ritrovati reperti archeologici d'epoca
picena, romana e paleocristiana che testimoniano una secolare
continuità di una presenza che ha lasciato significative tracce.
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Montecarotto:
Paesino di circa 2166 abitanti, è
situato su di un colle a 388 m. s.l.m.
Montecarotto, ricordato nel Duecento, allude ad una rocca o torre
eretta alla sommità del colle e rovinata forse attorno al Mille (Mons
Arcis Ruptae).
Proprietà del vescovo di Jesi che lo cedette insieme a Poggio San
Marcello nel 1301, il castello di Montecarotto entrò a far parte del
Contado di Jesi diventandone uno dei più importanti insieme a
Massaccio/Cupra Montana.
Nel 1509 fu completata la ricostruzione dellA monumentale cinta
muraria attribuita all'architetto Giacomino di Albertino da Cremona.
Nel 1903 fu abbattuta la porta orientale principale del Castello,
ottenendo l'ampia piazza che si apre davanti al Teatro comunale.
Nel 1798-1799 Montecarotto fu sede di Cantone, riunendo 15 Comuni, nel
contesto del Dipartimento del Metauro.
Dopo l'Unità di Italia (1860) divenne capoluogo di Mandamento con
giurusdizione sui Comuni di Serra dè Conti, Poggio San Marcello,
Castelplanio, Mergo e Rosora.
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