COMUNE X COMUNE

ABBAZIE E MONASTERI

Monastero Abbaziale di Santa Lucia Serra San Quirico  0731.86096 
Santuario della Madonna della Rosa Ostra  071.68027
Santuario di Santa Maria Apparve Ostra  071.68032 
Convento Basilica di San Giuseppe da Copertino Osimo  071714523 
Convento di Santa Maria della Pace Sassoferrato 07329334 
Monastero del Sacro Cuore Sassoferrato  07329306 
Monastero di San Luca Fabriano  073221762 
Monastero di San Silvestro Fabriano 073221631 
Monastero di Santa Chiara Filottrano  0717220351 
Monastero di Santa Cristina Senigallia  07160600 
Monastero di Santa Margherita Fabriano  073221936 
Monastero Ss. Biagio e Romualdo Fabriano 073221935 

PARCHI E OASI

Immagine di apertura Parco naturale regionale Gola della Rossa e di Frasassi

 

 

Il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi, nato nel settembre 1997, é la più grande area protetta regionale delle Marche e comprende il complesso ipogeo delle Grotte di Frasassi. Un viaggio nel Parco è "un viaggio nel cuore delle Marche", alla scoperta dei tesori storico-artistici, celati da paesaggi ricchi di fascino ed armonia, immersi in una natura integra e rigogliosa.

  • Parco del Conero

Immagine di apertura Parco del Conero

 

 

Unica emergenza (572 metri) a picco sul mare da Trieste al Gargano, in simbiosi con le città di Ancona e Camerano, e con i centri turistici balneari di Sirolo e di Numana, il monte Conero è il cuore dell'omonimo Parco Regionale.

  • Parco del Monte Cucco

Immagine di apertura Parco del Monte Cucco

Il Parco dello sport in montagna

istema montano appenninico su cui svetta il Monte Cucco (m. 1566) il cui versante umbro scende fino alla via Flaminia, di cui sono conservate importanti testimonianze del percorso romano. E' "il ventre degli Appennini" con un complesso sistema ipogeo, fenomeni di carsismo, acque sotterranee i cui punti di risorgiva alimentano acquedotti civili, fonti minerali e confluiscono nel fiume Sentino. Abbondanti i fossili, i boschi intatti. E' il Parco dello sport in montagna: il volo a vela, la speleologia, lo sci di fondo.

FABRIANO E I SUOI DINTORNI

PARCHI DIVERTIMENTO

Parco Zoo Falconara Tel. 071.911312

Il Parco, completamente privo di barriere architettoniche, sorge su un'area di circa 60000 mq sopra Falconara Marittima. Nell'oasi sono presenti animali di vari continenti: tigri, leoni, zebre, testuggini, serpenti, aquile, giraffe e lupi.
All'interno del parco sono presenti un bar e aree pic-nic. Parcheggio libero per le autovetture. Vietato l'accesso ai cani.

Come si raggiunge
In aereo:
aeroporto Raffaello Sanzio di Falconara Marittima a 6 km.
In treno:
stazione FS di Falconara Marittima a 3 km.
In auto:
autostrada A14 Adriatica uscita Ancona Nord a 6 Km.

CASTELLI

Castello del Cassero Camerata Picena 071.201183
Castello di Camerano Camerano 071.201183 
Castello di Montemarciano Marina di Montemarciano  071.201183 
Castello di Numana Numana  071.201183 
Castello di Sirolo Sirolo  071.201183 
Fortezza di Ancona Ancona  071.201183 
Rocca di Offagna Offagna  071.201183 
Rocca di Osimo Osimo  071.201183 
Rocca Priora Falconara Marittima  071.201183 
Torre di Portonovo Portonovo  071.201183 

DESCRIZIONE DELLA STRUTTURA

Abbazia di San Biagio in Caprile

Famosa per i bellissimi affreschi trecenteschi che la adornavano, è stata opportunamente restaurata dal comune di Fabriano.
In bella posizione, tra il torrente e la pineta, il cenobio fu edificato dai Benedettini, tra il XII e il XIII secolo.
Ebbe vita fiorente, il cui culmine fu sicuramente toccato al tempo del non meglio identificato Abate P. al quale spetta la committenza dei famosi affreschi al Maestro di Campodonico, nell'anno 1345. L'attuale costruzione mostra ancora il perimetro di bella e nobile pietra, alleggerito in facciata dal portale archiacuto e nei fianchi da aperture ogivali. La chiesa, a nave unica, ha una copertura a botte e abside semicircolare.

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Abbazia di San Cassiano in Valbagnola

Piccolo gioiello architettonico romanico-gotico, incastonato alle falde del monte Testagrossa. E' ricordato in documenti sin dal 1119, ma le sue strutture ogivali rimandano con certezza al XIII secolo. In tal senso si esprimono le linee slanciate dal'abside, spartito da lesene e decorato da una fila di archetti su mensole con teste zoomorfe. Singolare la disposizione dell'interno, che in breve spazio riesce a contenere la tribuna e la cripta, dando vita ad un organismo architettonico che non ha precedenti nella tradizione marchigiana.

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Abbazia di Santa Maria d'Appennino

Antico e importante monastero, è oggi ridotto ad un cumulo di macerie. Sorto verso la metà del X secolo ad opera dei padri benedettini, nei decenni di maggiore fulgore riuscì a dominare su una vastissima giurisdizione, grazie anche alla sua posizione di passaggio obbligato sulla via per l'Umbria.
Delle antiche strutture restano ancora in piedi la chiesa, con l'ardito voltone a botte, e parte del chiostrino a due ordini. In luogo assai suggestivo, tra pioppi e salici, a ridosso del cupo bosco appenninico, il cenobio è lambito dalle opaline acque del Giano, che poco più avanti scaturisce dai fianchi di Monte Maggio.

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Abbazia di San Vittore delle Chiuse

L'Abbazia di S.Vittore delle Chiuse risalente all'XI sec. è uno dei più importanti monumenti romanici delle Marche e sorge nel territorio del Comune di Genga. Costruita tutta in pietra, è di pianta pressoché quadrata; essa costituì il prototipo di altre chiese marchigiane, quale S.Croce di Sassoferrato e Santa Maria delle Moie a Moie di Maiolati Spontini. L'esterno è caratterizzato da tre piccole absidi e dallo slanciato tiburio ottagonale contenente la cupola. Su tutto svetta l'austera torre di difesa, mozza. Quattro slanciate colonne in massello di pietra animano l'interno, creando dense penombre e scorci suggestivi.
Di fronte alla Chiesa si trova lo splendido ponte romano archiacuto sul Sentino, quasi protetto da una tronca torre gotica; a fianco della Chiesa la vecchia Abbazia, completamente restaurata, che sarà presto adibita a sede del Museo Speleo-Paleontologico.

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Abbazia di Sitria

Sorge in splendida solitudine tra le pieghe boscose del Catria, in un paesaggio appena addolcito dagli scorci dei prati inclinati e dal mormorio del torrente. Fondato nel 1045 dai Padri Benedettini (gli stessi che avevano eretto l'Eremo di Fonte Avellana, che dista pochi chilometri), l'odierna costruzione mantiene inalterato il profilo struttivo della chiesa e di una parte dell'area conventuale. I semplici masselli di travertino conferiscono all'Abbazia l'aspetto di un tempio remoto e silvestre, appena ingentilito da alcune ogive e dal breve, purissimo emiciclo dell'abside. All'interno, l'ampio voltone a botte dell'unica navata imposta ardito e maestoso.

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Abbazia di Valdicastro

Fu famosa abbazia benedettina, eretta fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo, il quale, nel 1027, vi concluse i suoi giorni. Mantenne grande autorità e prestigio sino alla metà del '400, dopo di che ebbe inizio un lento declino. Fortemente rimaneggiata rispetto al disegno originale, l'attuale costruzione risale al 1262, ed è opera di un maestro Tebaldo, come risulta dalla lunga iscrizione leggibile all'interno della chiesa. Questa è di semplici ma nobili forme ogivali con tre campate e tre absidi, scandite da finestre e da bifore. Affreschi di gusto popolaresco ne decorano le pareti, frutto devozionale maturato tra il XIV e il XV secolo. Del complesso abbaziale, notevole la sala capitolare, con volte a crociera e pilastri poligonali, abbelliti da interessanti capitelli.

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Eremo dell'Acquarella

Abbarbicata sulle scoscese pendici del monte Maltempo, la chiesetta eremitica di Santa Maria dell'Acquarella si affida, sia all'interno che all'esterno, alla più classica semplicità e al nudo bozzato di pietra. Sorta nel XIV secolo, vi si tenne nel 1529 il primo Capitolo generale dei Cappuccini.

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Eremo di Fonte Avellana

Immerso nella grandiosità del monte Catria, fu fondato da S. Piero Damiano nel 1035, che ampliò un eremo preesistente. Fonte Avellana ospitò S. Romualdo ed ebbe per priore Guido d'Arezzo. Lo stesso Dante, per antica tradizione, parrebbe vi trascorresse dei giorni, ed in ogni caso ne parla con precisione nel ventunesimo canto del Paradiso.
Nella seconda metà del duecento, dopo due secoli di grande fioritura, ha inizio una decadenza lenta ma irreversibile. Nel XVII secolo, soppressa la congregazione avellanita, il monastero passò ai camaldolesi, che tuttora lo gestiscono. Restano a testimonianza dell'antico decoro la sala capitolare, l'antico refettorio, la torre campanaria e il luminoso, suggestivo Scriptorium. Nella Chiesa romanico-gotica, sull'altare maggiore, è visibile un pregevole crocifisso ligneo del Cinquecento, mentre tavole di scuola umbra e marchigiana sono conservate in sagrestia. L'interno della Chiesa è a croce latina ad una navata, con volte a botte a sesto acuto, transetto e presbiterio molto rialzati sulla cripta (secolo X).

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Eremo di Grottafucile

Eremo rupestre in posizione altamente suggestiva, con vista sulla Gola della Rossa e sui monti di Frasassi. Vi abitò, in devota solitudine, San Silvestro, dal 1227 al 1231. In epoca successiva vi fu eretto un monastero (1265), del quale rimangono a testimonianza resti della facciata e una grande volte a botte, oltre ad alcune celle dei monaci eremiti scavate nella roccia.

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Eremo di San Girolamo di Monte Cucco

Abbarbicato sulle pareti scoscese del Monte Cucco, ormai rifugio del falco pellegrino, è posto in un bosco di castagni e fu fondato nel 1521 dal beato Paolo Giustiniani, primo degli eremi della congregazione Camaldolese di Montecorona.

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Eremo di San Silvestro

Fu fondato nel 1231 da S. Silvestro Guzzolini, istitutore di una congregazione riformata di benedettini. Tuttavia, le depredazioni e gli incendi subiti nel corso dei secoli hanno lasciato poco o nulla della primitiva costruzione. L'odierno fabbricato è opera del XVII-XVIII secolo. La chiesina, di piacevoli linee settecentesche, si fregia di decorazioni a fresco del fabrianese Giovanni Lucci, che ebbe ad eseguirle a più riprese, tra il 1737 e il 1759. Di ben altra fattura le tele degli altari, specie quella con la Vergine che comunica S. Silvestro, opera matura del talentoso Claudio Ridolfi, che la licenziò nel 1632.

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Eremo di S. Maria di Valdisasso

Vi si accede per una stradetta sconnessa e impervia che raggiunge un breve pianoro. Antico cenobio edificato dai Benedettini nel XII secolo, nel 1210 vi fu ospite S. Francesco. Nel 1405 passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, e forse in quell'occasione si adornò del prezioso polittico del Gentile, che le spoliazioni napoleoniche trasferirono alla costituenda Pinacoteca di Brera (Milano), nel 1811.

Gola della Rossa

Scavata dal'Esino (che qui, dopo avere ricevuto le acque copiose del Sentino, acquista i connotati del fiume) è sovrastata da monti impervi e acuminati. Vi si affacciano numerose grotte che sono state spettatrici della lenta evoluzione dell'uomo preistorico.
La Gola della Rossa è compresa tra i monti Revellone (841) a sud, Murano (882) e Vernino (817) a Nord. Il versante occidentale presenta costoni strapiombanti, quello orientale è meno precipite. Sulle rocce si insedia una vegetazione rupicola specializzata e di particolare pregio come la Moehringis papulosa (esclusiva della Rossa, del Furlo, di Frasassi), Rhamnus saxatilis, Potentilla caulescens, Iberis saxatilis. Nella parte sottostante, dove si accumulano i detriti provenienti dall'erosione dei settori più elevati, si sviluppano pascoli aridi a sesleria dell'Appennino, specie diffusa in quota e qui rinvenibile ad appena 300 metri di altitudine. Specie assai interessanti in zona sono la Genista michelii, la Ruta divaricata, l'aglio montano e l'asfodelo giallo. Sul versante idrografico destro, completamente rupestre e ricoperto da vegetazione boschiva con significative intromissioni di vegetazione mediterranea, si rinvengono boschi misti di carpino nero penetrati da una folta popolazione di bosso.
La Gola della Rossa, la cui struttura geologica (a base di calcare massiccio) è simile a quella della vicina Frasassi, presenta numerose e vaste cavità carsiche. La Grotta del Vernino il cui ingresso è costituito da un ampio finestrone, si apre sul versante sinistro. L'interno è ricco di concrezioni di calcare purissimo. All'imbocco di alcune grotte, come quella della Ferrovia, sono stati rinvenuti importanti ritrovamenti fossili di mammiferi piccoli e grandi. Di particolare interesse quelli dell'orso.
La gola è tuttora frequentata dall'aquila reale, dal gufo reale, dal falco pellegrino e da altri rapaci. Interessante la presenza nell'ambiente fluviale del merlo acquaiolo e del cervone, il più grosso serpente presente in queste zone.
Di interesse storico è la presenza sulle pendici del Monte Revellone dei ruderi del monastero benedettino di Grottafucile.

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STORIA DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI ANCONA

 

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Cerreto d'Esi:

Il primo nucleo abitativo di Cerreto D'Esi venne formato da alcuni abitanti della vicina Tuficum che, durante l'invasione dei Longobardi cercarono rifugio nelle zone collinari circostanti. Nel periodo della guerra greco-gotica il nucleo iniziale, adeguatamente fortificato, divenne il caposaldo del generale Belisario. Come risulta da antichi scritti del XVI° secolo, la cittadina fin dal Medioevo ebbe facoltà di legiferare. Il paese attuale, che conta circa 2800 abitanti, si è espanso in modo regolare intorno al nucleo storico, nel quale possiamo ammirare la Torre Civica detta di Belisario, Porta Giustiniana e la Fontana dei Delfini. In questa zona esistono numerose realtà produttive, dalla lavorazione del legno alla produzione di elettrodomestici, non tralasciando le aziende vinicole: ci troviamo infatti nella rinomatissima zona del Verdicchio di Matelica.

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Fabriano:

 I primi insediamenti della zona sono di epoca Romana, Attidium e Tuficum, da cui poi si è sviluppato agli inizi dell'anno 1000 l'attuale nucleo della città.
Fabriano ebbe il suo massimo sviluppo economico e sociale nel XIV° secolo quando grazie alla famiglia dei Chiavelli giunse al rango di Signoria, non è un caso quindi che in questo periodo si sviluppi anche la scuola pittorica fabrianese che ha prodotto artisti come Gentile da Fabriano, Allegretto Nuzi ed Antonio da Fabriano.
Successivamente dopo un breve periodo di sottomissione a Francesco Sforza la città passò sotto il dominio dello Stato Pontificio, che ne sancì una lenta decadenza nei secoli seguenti.
Del periodo Trecentesco rimangono il Palazzo del Podestà e la Fontana Sturinalto, sicuramente due delle più belle testimonianze architettoniche di tutta la Regione.

Ma sicuramente Fabriano è conosciuta in tutto il mondo per la produzione della carta e della pregiatissima filigrana, le cui lavorazioni artigianali possono essere osservate presso il Museo della Carta e della Filigrana.

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Serra San Quirico:

I primi insediamenti risalgono al periodo Etrusco, più tardi i Romani crearono un villaggio che doveva servire alla difesa della gola, chiaramente stiamo parlando della Gola della Rossa, splendido luogo che dalle aspre zone dell'entroterra si apre sulle ampie distese della Valle dell'Esino.
La sua espansione urbana riprese poi nel X° secolo, quando San Romualdo diede inizio alla costruzione della Chiesa di San Quirico.
Successivamente Serra San Quirico fu libero Comune, prima di ritornare alla fine del XVII° secolo sotto il controllo dello Stato Pontificio.
La cittadina, che oggi conta circa 3000 abitanti, offre numerose luogni da visitare a cominciare dalle particolarissime
Copertelle, alla torre detta del Cassero ed alle numerose chiese che fanno parte di un centro storico perfettamente conservato.

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Rosora:

Questo borgo di circa 1600 abitanti è posto su una collina lungo la riva sinistra dell'Esino.
La sua origine può risalire con verosimiglianza all'età medioevale, forse al tempo dei Longobardi che in questa zona conobbero la massima espansione. Il colle si prestava in maniera ottimale come avamposto e luogo di controllo della valle sottostante.
Rixcordato per la prima volta nel 1172, documenti del 1180 e del 1119 rivelano uno stretto rapporto tra Rosora, già castello, e l'Abbazia di S. Elena dell'Esino che posedeva diritti e peroprietà nel suo territorio.
Sorse infatti secondo la tradizione attorno al castello denominato Castrum Rasory più o meno intorno al XIII secolo.
Dopo varie dominazioni, fu acquistato dal comune di Jesi (1425) e ne seguì le successive sorti.
Da visitare nel centro storico le Mura Castellane e il Torrione (XIII secolo), e poi Porta Castellana e Via S. Michele.
Cittadina di circa 3200 abitanti a 305 metri sul livello del mare.

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Castelplanio:

Cittadina di circa 3200 abitanti a 305 metri sul livello del mare.
Un'antica leggenda, sulla quale si sono esercitati storici e cronisti locali, faceva risalire l'origine di Castelplanio agli abitanti scampati dalla distruzione di Planina (secc. V-VI d. C.) situata nei pressi di Sant'Apollinare di Monte Roberto, che, dopo una prolungata sosta con relative fortificazioni poco oltre l'attuale agglomerato di Moie di Maiolati, avrebbero costruito il Castello.
Da oltre un secolo la leggenda è stata sfatata riconducendo l'origine di Castelplanio al vicino monastero di S. Benedetto dei Frondigliosi, dipendente dall'abbazia di S. Elena, ricordato già nel 1199.
Solo nel 1283, nei documenti, risulta la distinzione tra l'abbazia di S. Benedetto ed il castello che sorgeva nella parte pianeggiante del colle sottostante la stessa abbazia, da cui appunto il nome Castel del Piano o Castelplanio.
Dal sec. XIII fece parte del contado di
Jesi fino al suo definitivo scioglimento avvenuto nel 1808.

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Serra De' Conti:

Il periodo storico più importante, per la cittadina, fu sicuramente il Medioevo quando divenne Feudo Imperiale retto da un Conte designato dal Marchese di Ancona.
A metà del XIII° secolo si organizzò in libero Comune e nei secoli successivi raggiunse la sua massima espansione partecipando alle vicende della Marca.
Dopo essere divenuto Comune autonomo si svilupparono numerose aziende dalle confezioni all'edilizia ai calzaturifici.

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Ostra:


Tra il XVI° ed il XVII° ebbe un periodo molto sfavorevole con Cesare Borgia, il sacco di Roma e la guerra contro il Papa Paolo IV°, successivamente fu posta sotto il controllo di Jesi e nel 1790 venne dichiarata città da Pio VI°.
Attualmente è un attivo centro industriale ed artigianale.

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Ostra Vetere:

Probabilmente le sue origini si possono ricondurre ad alcuni abitanti sfuggiti alla distruzione dell'Antica Ostra.
Dopo alterne vicende con Montalboddo, l'odierna Ostra, assunse nel 1882 il nome attuale.
Prima di entrare a far parte della Marca di Ancona passò un lungo periodo sotto il controllo di Jesi. Attualmente è un attivo centro con degli insediamenti agricoli e di piccola industria

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Maiolati Spontini:

La prima memoria di Maiolati si ha nel 1219. Già allora faceva parte del Contado di Jesi.
Precedentemente si era formato in castello mentre nel suo territorio si erano stabilite comunità monastiche come nell'abbazia di S. Sisto e in quella di S. Maria delle Moie.
Nel 1305 Maiolati fu saccheggiata dalle soldatesche fabrianesi in lotta con Jesi. Una distruzione più radicale, cinta muraria e paese, fu operata nel 1428 per ordine di Martino V in quando Maiolati era diventata centro della setta dei Fraticelli.
Ripopolato il paese qualche tempo dopo, si ricostruiscono le mura nella seconda metà del sec. XV.
Nel 1939 al nome di Maiolati è stato aggiunto il cognome del grande musicista Gaspare Spontini, che vi era nato ne 1774 e morto nel 1851.
Maiolati ha tre frazioni: Scisciano, Moie e e Scorcelletti-Monteschiavo.
Scisciano fu dal XIII al XIX secolo il più Castello del Contado di Jesi pur mantenedo per molto tempo stretti rapporti con l'Abbazia di S. Elena dell'Esino alla quale si può fare risalire la sua origine.
Moie, che aveva un castello distrutto nel 1201 da Jesi e un suo feudatario, si è sviluppata inizialmente attorno all'Abbazia di S.Maria del sec. XII, poi lungo l'asse della strada Romana o Clementina (ex statale 76) e più recentemente nelle zone ad esso limitrofe ed ortogonali.

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Monte San Vito:

Il nucleo più antico di forma tondeggiante sorge sulle mura del vecchio castello, la cui origine risale probabilmente all'anno Mille.
Si chiamò anche Monte San Pietro, come risulta da un documento dell'Imperatore Federico I il Barbarossa, il quale gli concedeva autonomia e giurisdizione su altri quattro castelli.
Sul finire del secolo XII°, Monte San Vito ritorna sotto la giurisdizione civile di Senigallia.
Dal 1213 al 1377 fece parte del contado di Jesi passando poi per volontà di Gregorio XI° al Contado di Ancona.
La cinta muraria risale ai sec. XIII-XIV, e nel 1535 si diede statuti autonomi.

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San Marcello:

Il primo insediamento risale al 1243 quando dei coloni Jesini si arrivarono nella zona.
Nel Medioevo la cittadina venne fortificata con una cinta muraria sovrastata da alti torrioni che ancora oggi possiamo ammirare.
Nei secoli successivi vennero edificate numerose Chiese, a testimoniare un periodo molto florido per l'intero comprensorio che passò poi sotto il dominio dello Stato Pontificio, fino a diventare libero Comune.

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Corinaldo:

Probabilmente fondata da fuggiaschi nel 409, provenienti da Suasa in seguito alla distruzione ad opera di Alarico capo dei Visigoti. Subisce una distruzione verso la metà del '300,da parte di Galeotto Malatesta inviato dal Cardinale Albornoz. Viene ricostruito per intero sui criteri dell'età gotica dei quali ancora oggi ne mantiene intatte le caratteristiche. Ma la presenza più rilevante in questo impianto gotico, sono le mura, le meglio conservate nelle Marche, munite ancora di bastioni, torri difensive e porte, per le quali è stata ridenominata centro murato.
Nel 1416 si inizia a costruire fuori le mura, mentre nel 1440 fu edificata la fortezza demolita in seguito ad una scontro con la dominazione papale. Si provvede perciò all'ampliamento delle mura nel 1484, intorno alle quali nasce un altro insediamento urbano, dando vita all'urbanistica rinascimentale.
Nel XVII° secolo terminate le guerre con i paesi circostanti, si innesca un vasto processo di trsformazione interna, con un aumento vertiginoso della popolazione, tanto che il 20 giugno del 1786, riceve da Pio VI° il titolo di città.

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Belvedere Ostrense:

Il paese venne fondato sicuramente dagli abitanti in fuga dalla Antica Ostra. Nel periodo Medioevale fu eretta la cinta muraria a testimonianza dell'importante ruolo svolto dalla cittadina in quel periodo.
Successivamente passò sotto il dominio della Chiesa per diventare poi libero Comune.

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Jesi:

L'antica Aesis (nome che rispecchiava quello del fiume Esino) fu probabilmente in origine un centro umbro, passato poi ai Romani nel 244 a.c.
A questo punto Aesis, sotto l'egida di Roma, vive un periodo di splendore, testimoniato dai numerosi ritrovamenti effettuati nella zona e conservati nel Museo Civico.

Successivamente venne distrutta varie volte da diverse tribù di barbari, Longobardi, Visigoti ed Ostrogoti.
A metà del secolo VIII° passò sotto il dominio dello Stato Pontificio che tramite l'opera dei Monaci Benedettini fece rinascere l'attività agricola della zona. Da Comune Jesi inizia ad estendere il suo dominio sui domini Feudali ed i Castelli vicini arrivando fino alla vallata della Gola della Rossa da una parte ed al mare dall'altra.

Questa grande espansione fu favorita anche dalla protezione di Federico II° di Svevia, che nacque a Jesi nel 1194.
La Chiesa che non vedeva di buon occhio la Famiglia di Svevia inflisse numerose scomuniche e numerose pene pecuniarie alla cittadina che solo nel 1585 riuscì ad avere un proprio Governatore, rimanendo comunque collegata allo Stato Pontificio fino alla costituzione dello Stato unitario Italiano. E' interessante notare che Jesi fu tra le prime città della nostra penisola dove si sviluppò l'arte tipografica nei decenni successivi all'invenzione del Gutenberg, e qui nel 1472 si stampò la prima o una delle prime edizioni della Divina Commedia edita da Federico Conti.

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Offagna:

Piccolo paese che fece parte nei secoli XIII-XIV del territorio di Osimo, per passare poi nel 1445 a quello di Ancona.
Lo domina la scenografica Rocca a pianta quadrata con torri e mastio, innalzata dagli anconetani (1454-1455).

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Santa Maria Nuova:

L'origine del paese può essere ricondotta all'antica villa di Santa Maria delle Ripe , distrutta nel 1201 dal Comune di Jesi e zona di confine con Osimo ed Ancona. Nel XIV° secolo la popolazione si trasferì verso un nuovo insediamento ad occidente del vecchio, al nuovo agglomerato fu dato il nome di Santa Maria Nuova.
Nel XVI° secolo venne edificata la cinta muraria che ancora oggi è in parte visibile, divenne libero comune solamente nel 1858 grazie al Papa Pio IX°.

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Castelfidardo:

Castelfidardo nota come patria della fisarmonica,ancora oggi è tra i più importanti centri di produzione industriale di strumenti musicali.
In età romana l'attuale territorio fidardese era posto all'interno della fascia costiera, con il crollo dell'organizzazione rurale romana entra sotto il controllo dei Longobardi e si rinselvatichisce; tanto che in un codice bavaro viene mensionata,con il toponimo Vualdum qui vocatur de Fico ,da qui con ogni probabilità deriva il nome di ficcardo da cui prende il nome.
Come altri centri delle Marche divenne libero comune e fin dal secolo XIII° l'abitato si distese sopra l'asse della dorsale collinare,assumendo l'attuale disposizione a fuso.
Ebbe il castello distrutto nel 1240 da re Enzo, fu ricostruito da Gregorio IX° e il borgo passò nel 1281 alla Chiesa.
Resosi indipendente durante l'esilio avignonese, fu riconquistato nel 1354 da Albornoz, nel '400 sul punto più alto una porta munita di ponte levatoio, la Porta del Sole, che ancora oggi mantiene le caratteristiche originali.
Appartenne ai Malatesta nella prima metà del sec. XV° e in seguito a Francesco Sforza, finchè non tornò definitivamente a Roma.
Il suo nome è legato alla battaglia del 1860, combattuta nel territorio tra i Piemontesi e il Pontificio.

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Osimo

Osimo si erige sopra una cresta di colline,da cui si dominano le circostanti valli.
La sua storia dura da più di ventidue secoli, l'origine della città andrebbe collocata tra il VII e il VI secolo a.C. con la penetrazione verso l'interno della regione dei colonizzatori greco-siculi, secondo il Colucci il termine Osimo, da Auximum andrebbe interpretato come l'ampliamento della colonia anconetana.
Qualche secolo dopo, in ragione della sua collocazione strategica, è luogo di scontri tra le prime popolazioni storiche della zona, i Piceni e i Celti, che muovevano dalla pianura padana, scontri che faranno alleare i Piceni con i romani, dei quali ne diventeranno poi una colonia 270 a.C.
Dell'impianto romano restano oggi poche tracce le Fonte Magna, e i due assi ordinatori del sistema viario; abbondano invece i reperti della vita civile,iscrizioni, statue, sarcofagi.
Nel 539 d.C. Osimo si distinse dalle altre colonie romane per aver resistito ad un assedio durato sette mesi contro le truppe dell'esercito bizantino agli ordini di Belisario.
Con le cosidette donazioni carolingie al Papa, Osimo entra nell'orbita pontificia, mentre nel 1110 si dichiara libero Comune.
Durante il 1300 si da l'avvio alla costruzione della cinta murata, per la citta è un periodo questo di espansione territoriale con fermenti di attività economiche e di vita mai conosciute prima.
Alla fine di questo secolo Osimo viene infeudata ai Malatesta di Rimini fino al 1430, per garantire la stabilità interna nel'500 verranno rinnovati gli Statuti, che estendono il potere alle famiglie della classe aristocratica ognuna delle quali ha l'obbligo di contribuire alla costruzione di opere pubbliche; obbligo che durerà fino allo stato unitario e che spiega come in altre città delle marche lo straordinario fiorire di edifici nobiliari.
Dal '700 fino all'inizio di questo secolo è caratterizzata da una forte divisione sociale, che si estingurà in questi ultimi anni, grazie all'opera di modernizzazione che ha coinvolto tutta l'Italia.

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Monsano:

Monsano compare per la prima volta nei libri di storia nel XII° secolo con il nome di Musiano, nel 1197 entrò a far parte come "villa" nel Contado di Jesi.
Tra il XIV° ed il XV° secolo venne edificata la cinta muraria e la cittadine divenne un castello che fu conteso a lungo tra Ancona e Jesi.
Nel 1808 divenne libero Comune.

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S.Paolo di Jesi:

I primi insediamenti risalgono probabilmente intorno all'anno 1000, con la presenze di un piccolo villaggio e di una chiesetta di epoca Romanica.
Nel XIII° secolo la cittadina venne fortificata fino a divenire un castello che faceva parte della zona di influenza della città di Jesi, in questo periodo la cittadina ebbe la sua massima espansione, durata fino ai primi anni del 1800.
Dopo varie vicissitudini ed unioni prima con Monte Roberto, poi con Staffolo, raggiunse nuovamente l'autonomia amministrativa nel 1946 quando divenne Comune autonomo

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Monte Roberto:

I primi insediamenti risalgono quasi sicuramente al periodo dei Piceni, di cui sono state ritrovate tracce nelle zone limitrofe.
Tra il XIV° e XV° secolo la cittadina si munì di una cinta di mura con degli alti torrioni, a difesa di quello che probabilmente doveva essere un castello.
Anche nel XVIII° secolo la cittadina fu molto attiva infatti sono presenti dei pregevoli lavori lignei all'interno della Chiesa parrocchiale di S.Silvestro

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Sassoferrato:

Cittadina di circa 7500 abitanti a 386 metri sul livello del mare, sorge alla confluenza dei fiumi Sanguirone e Marena nel Sentino, sulla cui riva sinistra venne combattuta nel 295 a.c. la Battaglia del Sentino che opponeva i Romani ai Galli e ai Sanniti, i quali uscirono sconfitti, e che consentì a Roma l'unificazione dell'Italia centrale.
Assediata da Ottaviano nel 41 a.c. durante la guerra di Perugia, distrutta dal luogotenente di Ottaviano, risorse in seguito ed è ricordata tra i Municipi. Sassoferrato appartenne poi agli Este dal 1208 quando Azzo VI fu investito della Marca Anconetana, e quindi passò ai Malatesta (1349-1391), ai Feltreschi (1391-1394) e infine alla famiglia locale degli Atti che ne ebbero il Vicariato dalla Chiesa fino al 1460, anno in cui fu ucciso il tiranno Luigi degli Atti. Da questo momento Sassoferrato torna ad essere libero comune con un proprio satuto ed un o stemma, alle dipendenze della Chiesa.
Per quanto riguarda i monumenti e le opere di particolare interesse che sassoferrato ospita, nel Borgo si apre la piazza Bartolo (famoso giureconsulto), dove sorge la chiesa di San Facondino, nel cui interno sono custodite una Statua del Cristo risorto in legno dipinto di Giovanni Stugnillo e una Deposizione in terracotta di Pietro Paolo Agabiti
Oltrepassato il ponte sul Sentino si raggiunge la piazza sulla quale si affaccia la Chiesa di S. Maria del Piano
La parte più antica dell'abitato è il Castello, che ancora conserva il suo aspetto medioevale; all'inizio del castello si trova la Chiesa di San Francesco, cotruzione gotica con portale ogivale
Da ricordare anche il Palazzo Oliva, costruito dal cardinale Oliva nel XV secolo e il Palazzo dei Priori del XIV secolo.
Notevoli sono poi i resti della rocca, costruita nel 1368 per volere del legato pontificio Cardinale Albornoz.
 

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Arcevia:

E' situata nella Valle del Misa in un'area fortemente caratterizzata in passato da molteplici legami con la regione umbra.
Arcevia conta approssimativamente 5000 abitanti e il suo centro storico si trova arroccato su di uno sperone roccioso a 535 metri di altezza, posizione particolarmente privilegiata che la ha resa inespugnabile baluardo dello Stato della Chiesa.
Già sede di un villaggio preistorico (oggi riscontrabile nella sede eneolitica a Conelle) e di insediamenti dei Galli Senoni, dei quali è stata trovata l'importante necropoli a Montefortino, Arcevia è ricordata già ai tempi di Pipino re dei Franchi, il cui figlio Carlo Magno ne fece dono alla Chiesa. Durante le invasioni saracene si ingrandì per l'afflusso dei profughi da Senigallia ed Ancona, e dopo la sua costituzione in Comune nel XII secolo si è resa protagonista di una repentina espansione territoriale e politica, tant'è che tra il XIII e il XIV secolo partecipò in maniera forte alle vicende politiche della Marca, con una vita economica e comunitaria prevalentemente caratterizzata da una classe di proprietari terrieri di origine feudale.
Con il nome di Rocca Contrada divenne infatti nel Medioevo fortezza dei Papi, inespugnabile per la sua posizione geografica, e quindi degli Sforza, chiave delle regioni della Marca, dell'Umbria e del Ducato di Urbino. La cinta di mura attuale fu costruita da Robero di San Severino, nipote di Francesco Sforza. L'antica denominazione del borgo, Rocca Contrada, esprime bene la configurazione chiusa e severa del borgo murato, che ancora si conserva nel suo impianto originario ed in alcuni esempi di edilizia civile come le quattro porte castellane che si aprono lungo i resti della cinta muraria del XV secolo, e il Palazzo Comunale trecentesco

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Poggio San Marcello:

Paesino di circa 800 abitanti, è situato su di un colle a 378 m. s.l.m.. E' sorto come villa sulla cima del colle poco dopo il Mille attorno ad una piccola Chiesa dedicata a San Marcello.
Fu feudo del vescovo di
Jesi e solo dal 1301 il vescovo cedette a Jesi fino al suo scioglimento avvenuto nel 1808.
Si ricostruì allora un pò più a valle un nuovo castello del quale si ha ancora il tracciato murario. Due secoli più tardi, nel 1503, i bastioni furono rifatti da Domenico di Giovanni da Bellinzona.
Negli anni cinquanta furono ritrovati reperti archeologici d'epoca picena, romana e paleocristiana che testimoniano una secolare continuità di una presenza che ha lasciato significative tracce.

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Montecarotto:

Paesino di circa 2166 abitanti, è situato su di un colle a 388 m. s.l.m.
Montecarotto, ricordato nel Duecento, allude ad una rocca o torre eretta alla sommità del colle e rovinata forse attorno al Mille (Mons Arcis Ruptae).
Proprietà del vescovo di Jesi che lo cedette insieme a Poggio San Marcello nel 1301, il castello di Montecarotto entrò a far parte del Contado di Jesi diventandone uno dei più importanti insieme a Massaccio/Cupra Montana.
Nel 1509 fu completata la ricostruzione dellA monumentale cinta muraria attribuita all'architetto Giacomino di Albertino da Cremona.
Nel 1903 fu abbattuta la porta orientale principale del Castello, ottenendo l'ampia piazza che si apre davanti al Teatro comunale.
Nel 1798-1799 Montecarotto fu sede di Cantone, riunendo 15 Comuni, nel contesto del Dipartimento del Metauro.
Dopo l'Unità di Italia (1860) divenne capoluogo di Mandamento con giurusdizione sui Comuni di Serra dè Conti, Poggio San Marcello, Castelplanio, Mergo e Rosora.

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