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Così gli Statunitensi presentarono vari modelli: M41 Walker Bulldog, la serie M46/47/48 Patton, M43; gli Inglesi, il medio Centurion e il pesante Conqueror, mentre i Sovietici schieravano un anfibio leggero (PT 76), un tipo medio (T54/55) e uno pesante (T 10). Si sviluppò quindi una generazione i cui rappresentanti costituirono un ulteriore perfezionamento: l’M60 americano e derivati, il Centurion potenziato, il T 62 e il tipo S svedese, che suscitò inizialmente una notevole attenzione nei confronti del concetto di carro casamatta inaugurato dai Tedeschi durante la guerra con i loro cannoni d’assalto. Questi mezzi furono seguiti dalla prima generazione vera e propria, rappresentata dall’AMX 30 francese, dal Leopard tedesco e dal Chieftain inglese, cui vanno aggiunti, sebbene di poco posteriori, il tipo 74 nipponico e il Merkava israeliano.

Fornite a Bruxelles dalle autorit italiane, circa 735mila tonnellate di immondizia non subisce il trattamento previsto dalla normativa Ue in provincia di Roma ogni anno, e 120mila tonnellate in provincia di Latina. L’Italia ritiene che i rifiuti collocati nelle discariche nelle province di Latina e Roma possano essere considerati trattati, perch frantumati prima di essere interrati. Ma, osserva l’Ue, il fatto di frantumare o sminuzzare rifiuti indifferenziati prima di interrarli non sufficiente per ridurre gli effetti negativi su ambiente e salute..

Una scelta che si rivelò vincente a lungo termine, quando durante l’intero secondo conflitto mondiale, il paese riuscì a rimanere relativamente inviolato dalle forze nemiche, in mezzo al vortice dell’Operazione Weserbung, che portò all’occupazione tedesca di Danimarca e Norvegia. Ma terminata quell’era di rabbia dei popoli, giunti alla pace apparentemente di vetro tra le nascenti super potenze del secolo rinnovato, diventò estremamente chiaro un aspetto: che se pure la Svezia fosse riuscita a scampare alla furia di un primo assalto nucleare da parte dei sovietici o di chicchessia, la vicinanza meramente geografica al più grande paese del mondo l’avrebbe resa un territorio ideale in cui dispiegare gli armamenti, per disseminarli oltre e nasconderli, per quanto possibile, dagli occhi scrutatori provenienti da Oltreoceano. E questo, loro non l’avrebbero mai accettato.

Questo mezzo, armato di un cannone 90/50, possedeva buone qualità tattiche, ma presentava l’inconveniente di un’autonomia eccessivamente ridotta. In vista di una sua sostituzione, nel 1965, ci si orientò (anche per motivi di convenienza politico finanziaria) sul modello M60A1, sempre di costruzione USA, importandone 100 esemplari e costruendone altri 200 su licenza presso la ditta OTO Melara. Poiché tuttavia questo carro, per la sua eccessiva altezza di sagoma, rendeva difficoltoso il trasporto ferroviario, gli si preferì poco dopo il Leopard 1, importandone un primo lotto e acquistandone la licenza di produzione, purtroppo limitata alle modifiche apportate entro il 1972 (data in cui i primi Leopard italiani uscirono dalle catene di montaggio di La Spezia).

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