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Il Fiume Verde è un progetto di riforestazione urbana che Stefano Boeri Architetti, insieme ad un team multidisciplinare (ARUP, Quinzii Terna Architettura, MIC Mobility in Chain e Studio Laura Gatti) propone in risposta alla consultazione su “Scali Milano” indetta da Fs Sistemi Urbani per la formulazione di cinque visioni sul futuro degli scali merci di Milano. Il Fiume Verde mira a realizzare sul 90% dei sette scali un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini ad uso pubblico legati tra loro dai corridoi verdi e ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari. Nel rimanente 10% si potranno costruire bordi urbani ad alta densità in grado di ospitare le attività che oggi mancano nei quartieri di Milano: soprattutto residenze e spazi di studio/laboratori per i giovani (young professional housing e student hotels), ma anche servizi culturali e di assistenza al cittadino (biblioteche, ambulatori, asili), oltre che edilizia sociale e di mercato.

Oltre all’ipossia, è soprattutto la velocità di salita in quota a mettere a dura prova le capacità di adattamento dell’organismo umano e quindi sembra essere proprio essa a rappresentare un fattore collegabile al concetto di estremo. Dalle esperienze dell’uomo che ha affrontato in vario modo l’alta quota, possiamo ricavare alcune lezioni: affrontare l’estremo significa risolvere il problema della sopravvivenza; esistono due tipologie di persone che affrontano l’estremo: coloro che lavorano in condizioni estreme ed i turisti; l’organismo umano ha notevoli capacità di adattamento all’ambiente; tali capacità possono essere allenate; la natura seleziona gli individui più adatti all’ambiente; il superamento del limite è a volte una questione di tecnica; talvolta la pratica smentisce le convinzioni scientifiche; la tecnologia rende possibile il superamento del limite e rende fruibile per tutti il suo superamento; le attrezzature ultra moderne possono dare una falsa sensazione di sicurezza; le caratteristiche psicologiche sono uniche e determinanti; se si tratta veramente di estremo, il limite è assai prossimo ed il rischio è molto elevato. Il concetto di estremo è legato a quello di sopravvivenza e viene continuamente messo in discussione dall’evoluzione dei materiali, delle tecniche e dell’allenamento.

L’Afghanistan sembra tornato di moda. Mi si perdoni l’involontaria ironia con la quale alludo al rinnovato interesse dei game designers sulle tormentate vicende della nazione caucasica, senza alcuna allusione alla tragica realtà della cronaca reale. E’ un fatto il recente annuncio di EA circa la scelta dello scenario afghano per l’ambientazione del nuovo capitolo di Medal of Honor (almeno stavolta, l’immancabile e ormai quasi fantozziana gita sulle spiagge normanne, o nell’innevata Bastogne, dovremmo riuscire a risparmiarcela.).

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