Trama Una
metropoli italiana, oggi, Irena è una donna arrivata da qualche anno
dall'Ucraina. Alle sue spalle ha un viaggio lungo e terribile e poi, in
Italia, l'incontro con uomini senza scrupoli che si sono approfittati di
lei, della sua ingenuità, della sua giovinezza. Malgrado sia passato
tanto tempo, Irena non riesce ancora a dimenticare le tante umiliazioni
e violenze subite. Ha un solo ricordo dolce, quello di un amore intenso
che però ha perduto. Benché non sia più giovanissima, Irena è ancora una
donna affascinante e, nonostante si nasconda dietro un'apparenza
dimessa, nei suoi occhi brilla il fuoco della ribellione. Dopo lunghe e
ragionate manovre, un giorno convince il portinaio del palazzo in cui
vive ad aiutarla e a farla assumere come donna delle pulizie per il
casermone di fronte. Irena si impegna senza risparmiarsi e lustra ogni
angolo delle scale e dell'androne. Ma in realtà il suo obiettivo è un
altro. Tiene d'occhio una famiglia di orafi che abita lì, gli Adacher.
Donato e sua moglie Valeria si stanno separando e la loro unica figlia,
Tea, sembra soffrirne particolarmente. Irena diventa amica di Gina, la
loro anziana domestica e, pian piano, riesce ad entrare in quella casa.
Gli Adacher la assumono come donna delle pulizie e Irena inizia a farsi
strada nel cuore della piccola Tea. Un giorno, però, all'improvviso,
ecco comparire un'ombra del passato di Irena, il suo antico aguzzino
"Muffa", che porta con sé una scia di nuovi orrori e violenze.
Note - 'PREMIO
BLOCKBUSTER' AL MIGLIOR FILM DELLA SEZIONE 'PREMIÈRE' ALLA I^ EDIZIONE
DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006).
Critica "Giuseppe Tornatore riprende la
parola. Dopo sei anni di silenzio perché il suo film precedente, 'Malèna',
risale al 2000. Un silenzio che gli ha giovato, non perché avesse
bisogno di meditare sul cinema, un campo di cui sa tutto, ma perché gli
ha permesso di studiare certi suoi indirizzi, individuare bene le sue
mete e, soprattutto, decidere, intellettualmente e sentimentalmente,
dove sarebbe riuscito ad esprimersi meglio. E ha optato per il noir. Con
risvolti nel thriller, senza dimenticare i problemi affettivi (anzi
accentuandoli), ma rappresentandoli con un linguaggio carico d'ansie,
volutamente oscuro, claustrofico. (...) Pur accettando al momento di
chiudere, una brevissima pagina consolatoria. Tornatore, con mano
maestra, ha portato avanti la sua storia infittendola, da un punto di
vista narrativo, di una serie di pagine spesso così sospese da sfiorare
il mistero, tra le pieghe, appunto di un noir. Mentre, dal punto di
vista della rappresentazione visiva, ha dato via libera a una violenza
che, anche nei rari momenti di quiete, pervade le immagini affidandole
quasi di continuo al buio. Con dei ritmi che esplodono ad ogni svolta,
con lacerazioni e addirittura scatti cui la musica, come sempre
coinvolgente di Ennio Morricone, aggiunge tensioni, emozioni, sospetti e
perfino paure. Avvicinandosi a timbri che rasentano l'incubo; e anche
l'allucinazione. Splendidamente espresse dalla recitazione di tutti, ma,
in primo luogo, dell'attrice russa di teatro Xenia Rappoport che, della
protagonista, ci dà un ritratto scavato fin nel profondo ma spesso
abilmente all'insegna dell'ambiguità. L'aguzzino è un Michele Placido
rapato a zero che sa proporsi come un genio del male. Attorno altri
grandi del nostro cinema, splendidamente diretti." (Gian Luigi Rondi,
'Il Tempo', 19 ottobre 2006)
"Tornatore ama da sempre le iperboli visive e narrative, ma nella
'Sconosciuta' fa un passo in più. C'è da raccontare un paese, il nostro,
in cui tutto si compra e si vende. C'è un presente ormai così atroce e
sfuggente che può avere solo la forma di un mystery. (...) Con una
matassa così intricata da dipanare, le strade sono due: o si sceglie il
rigore, alla Hitchcock, e si sottomette ogni scena, ogni effetto, ogni
personaggio anche minore (compaiono Alessandro Haber, Margherita Buy,
Angela Molina) al disegno della trama, e questa è la via diciamo
anglosassone. Oppure, via italiana dunque barocca, si procede per
accumulo, lasciandosi sedurre dalle mille pieghe del "plot". Finendo per
concentrare le inevitabili spiegazioni in un lungo epilogo. E disperdere
il capitale emotivo della storia in una serie di scene al limite del
sadismo (quelle della bambina su tutte). Perché Tornatore imbroglia le
piste ad arte ma poi non rinuncia a un urlo, non tace un dettaglio, non
ci risparmia un effetto o una nota della partitura ossessiva di
Morricone. Insomma, una volta risolto il puzzle non ci lascia immaginare
nulla. Questo è il suo cinema, si dirà, prendere o lasciare. Ma con una
storia simile, e un'attrice di questo livello, ci si sorprende a sperare
che un giorno, chissà, Tornatore scopra le allusioni, le penombre, il
non detto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2006)
"Sfondo nero. Poi, la luce: le schiave in slip e reggiseno si espongono
all'occhio dei mercanti. Dietro le maschere che celano i volti si
contorcono aspri destini, risuonano storie angosciose: è insieme il
primo e l'ultimo contatto che Giuseppe Tornatore stabilisce tra il suo
film e l'ipotesi di una denuncia sociologica. Perché 'La sconosciuta',
innescato da un moto d'umanistica pietà per le violenze e le umiliazioni
che toccano a tante ragazze emigrate in Italia dai paesi dell'Est
postcomunista, si concentra e si sviluppa appieno sul registro di un
giallo dell'anima, un noir al femminile, una prolungata e tormentosa
partita a scacchi con il passato che alza la posta dei facili pamphlet
contro i recessi della cronaca più oscuri e ripugnanti. A sei anni da 'Malena',
il regista più dotato e generoso della sua generazione sceglie le
tonalità struggenti di un incubo che si materializza progressivamente
negli occhi, nei gesti, nelle azioni della protagonista e del coro di
esseri ambigui e sinistri evocati da una trance sul filo del rasoio di
Hitchcock e di Polanski. (...) La sinuosa onnipotenza di regia, insomma,
non specula - come nei thriller seriali - sul pathos della povera
perseguitata, bensì lo spende sul piano della lotta disperata per un
potere alternativo a quello degli orridi fantasmi che le sono ormai alle
spalle. Una sceneggiatura sin troppo ricca di incastri e ramificazioni
via via più crude, dure, «sporche» in cui, peraltro, il talento
visionario dell'autore si conferma a tutto campo: basti accennare alla
«mostruosa» presenza dell'aguzzino Muffa, che Michele Placido incarna
meritando gli stessi applausi che avrebbe meritato un Jack Nicholson.
Tornatore sente le storie nella sua stessa carne e neanche nel caso di
questo film aggressivo e palpitante s'impone le autocensure dei cineasti
da batteria: è lo stesso respiro delle immagini che fa la differenza,
l'atroce 'è' atroce, il sangue 'è' sangue, l'amore 'è' amore, il pianto
'è' pianto. Persino il finalissimo, che sembra cedere a una superflua
esigenza consolatoria, a guardar bene risponde all'inesorabile
alternarsi di verità reali e apparenti e di apparenze smentite da sempre
nuove verità." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 ottobre 2006)
"'La sconosciuta', non è bello, ma almeno non è brutto quanto 'La
leggenda del pianista sull'oceano' e 'Malèna'. (...) Tornatore approda
dunque dalle parti di Giordana ('Quando sei nato, non puoi più
nasconderti', altro film da festival). E, come nel film di Giordana, la
prima mezz'ora scorre, descrivendo la tela di ragno che la donna stesse
attorno alla famiglia (Claudia Gerini e Pierfrancesco Favino) che alleva
la sua bambina. Affiorano in questa fase ricordi del 'Servo' di Joseph
Losey e della 'Cerimonia' di Chabrol. Ciò non sarebbe necessariamente un
male, se non si affollassero i flashback di un solatio e violento sud
italiano, degno del tornatoriano 'Camorrista'. Essi però servono a
giustificare i crimini della donna nel plumbeo e ovattato nord. Per
cominciare, la brava donna butta dalle scale una vecchia serva (Piera
Degli Esposti), che le aveva fatto solo cortesie; poi s'infiltra nella
casa degli orafi, con intenti anche di seduzione, cui Tornatore accenna
mostrando un fugace nudo della Gerini, molto apprezzato dall'insinuante
colf... Più si rivela il percorso del personaggio principale, meno esso
è interessante. E il film sfocia in un buonismo contrastante con le
premesse, come se l'intervento di polizia e magistratura (il braccio
pubblico) potessero rimediare ai danni fatti dai privati. Peggio,
Tornatore rappresenta ogni dieci minuti l'iper-crudeltà schematicamente,
come se bontà e cattiveria dipendessero dai 'rapporti di produzione',
come si diceva una volta, o dal reddito, come si dice ora. È la realtà
la vera 'Sconosciuta', del film." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19
ottobre 2006)
"Giuseppe Tornatore, nel suo nuovo film 'La sconosciuta', crea il
personaggio della nuova cinevittima esemplare, riunendo in un solo
essere femminile tutti i disagi e le brutture che possono accanirsi oggi
contro le donne sfortunate. (...) La vera scoperta del film è la
protagonista, Ksenia Rappaport, attrice russa di teatro, cinema e
fiction, a noi sconosciuta: assomiglia a Julia Roberts, è persino più
alta, ed è stata scelta fra una quarantina di attrici europee, perché è
brava ed emana una luce speciale, un incanto misterioso". (Natalia
Aspesi, 'la Repubblica', 19 ottobre 2006)
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